| =IL DOVERE DELLA MEMORIA= |
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| Scritto da Redazione |
| Sabato 01 Febbraio 2014 18:14 |
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Il ricordo e la memoria, per non smarrire oltre la dignità di Francesca Di Ciaula ____________________ 27 gennaio, la memoria dell'Olocausto istituzionalizzata. Il ricordo che ritorna nello scadenzario della società civile, fissato in una data del calendario. Il ricordo divenuto memoria, fatta propria dal consorzio sociale. In questo modo rinnovare ogni anno il ricordo per conservarlo, serve a riportare il gruppo sociale alla percezione di sé attraverso il racconto della propria storia al progetto o idea di convivenza civile che esso si è dato. È il gruppo sociale cui apparteniamo, che rende possibile che il ricordo sia condiviso. In questa rete di appartenenze e relazioni, testimonianze di eventi traumatici, che hanno segnato una discontinuità nella personale storia di vita, hanno assoluto bisogno di essere riconosciute dal gruppo sociale di appartenenza, di essere comprese quale parte integrante della propria storia, pena la discontinuità col passato, pena la frantumazione della storia collettiva in storie e diverse memorie e vissuti individuali, pena l'estraneità dal gruppo sociale dei soggetti, la cui testimonianza non sarà ritenuta significativa, oppure ascoltata con disagio. La difficile narrazione dei sopravvissuti ai campi di sterminio, il dolore dei loro racconti dopo tanti anni di silenzio e l'impossibilità a rimuovere l'orrore attraverso le parole, nel tentare di “partorire Auschwitz” - efficace, sconvolgente espressione della scrittrice Edith Bruck, sopravvissuta ai campi di sterminio - ha fatto il paio, fino a qualche decennio fa, con il rifiuto ad ascoltare questi racconti. Ciò che i reduci sperimentarono al ritorno ai luoghi da cui erano stati sradicati, fu proprio l'impossibilità della testimonianza, nell'assenza di schemi mentali preesistenti l'esperienza vissuta, che potessero in qualche modo comprenderla, per tutti coloro che l'esperienza traumatica della guerra avevano in qualche e diverso modo attraversato. “Eravamo tristi perchè la nostra storia non bastava come testimonianza; nessuno voleva recepire le nostre parole” raccontava Elie La testimonianza e il ricordo personale immobilizzato nel passato, e intraducibile nella forma del raccontare, non può consentire il ritorno alle dimensioni sociali dell'agire, sia a livello personale, sia a livello collettivo in un terreno di incontro che è già relazione. Al contrario, dove esiste riconoscimento e ascolto, diventa possibile integrare il ricordo sia pur difficile, in una storia che tutto il gruppo sociale può assumere su di sé. Conservare il passato è allora ricordare come dovere di tutti, una specie di parola d'ordine per il consorzio sociale. Il ricordo che si impone come memoria collettiva. Ogni anno, in occasione della giornata della memoria dell'Olocausto, ci ritroviamo a sovrapporre questi due aspetti del ricordo e della memoria, del ricordo affidato alla testimonianza personale, così intimamente dolorosa dei sopravvissuti ai campi di stermino e della memoria del gruppo sociale, l'elaborazione questa volta collettiva, di una terribile storia. Eppure ancora oggi questo racconto, che pur è parte dei libri di storia, che porta con sé il dovere dell'ascolto nelle celebrazioni ufficializzate della società civile, reca ancora qualche difficoltà all'elaborazione e al riconoscimento.
In uno dei primi romanzi di David Grossman, Vedi alla voce: amore, il piccolo Momik cerca di stanare l'oscura, inafferrabile “belva nazista”, responsabile di quella follia e perdita di sé, che Momik osservava nei sopravvissuti nel suo villaggio. La “belva nazista” era la spiegazione, l'unica possibile che Momik aveva potuto darsi e in quella sua ossessiva caccia, era pure il ribadire la sua esistenza al di fuori dell'uomo, la causa delle stravaganze e insicurezze di certi abitanti scomodi del villaggio. Quel razionale progetto di sterminio di una parte di umanità, che ad un certo punto della propria storia una certa parte di mondo e società adottò, fu la facile via che condusse a negare dignità umana a coloro che per inumana ed irragionevole semplificazione, vennero additati come causa dei mali sociali. Ad un certo punto della nostra storia questo è accaduto: che paure e incertezze collettive furono condivise da tanti in un progetto di lucida follia. Il venir meno di certezze sociali, le pressioni dell'alta borghesia e il supporto dei grandi capitali al partito fascista, le semplificazioni oggetto di propaganda portarono ad individuare un nemico comune, estraneo e diverso, in coloro che fino a poco tempo Oggi a questo dovrebbe servire il ricordo istituzionalizzato nella memoria sociale, a pensare il recente passato quale storia del presente, il passato quale parte integrante di un racconto che oggi continuiamo a scrivere. Ricordare l'Olocausto e le persecuzioni razziali non per esorcizzare la belva razzista, sconfitta alla fine del secondo conflitto mondiale e allontanata con la ricostruzione di una società democratica e una nuova veste costituzionale, bensì per rinnovare il ricordo di quei percorsi politici e istituzionali, anticamera del razzismo fascista e vergognosa pagina della nostra storia. Ricordare le condizioni e i segnali che hanno preceduto le leggi razziali nella moderna società del tempo. La memoria che una moderna società civile decide di far propria, è bisogno essenziale di una continuità, che il racconto della propria Questo sforzo che la società di quel tempo fece per risollevarsi da quella catastrofe, che la guerra portò con sé all'indomani di un periodo di persecuzioni razziali e politiche di regime, questo sforzo nella realizzazione di un assetto democratico, una società non dovrebbe mai dimenticare. Si tratta di un impegno e un dovere di cui la stessa politica dovrebbe farsi carico, i soggetti politici oggi come allora responsabili dei cambiamenti nella storia, soggetti che invece spesso mostrano memoria corta e disinvoltura nei progetti di rimaneggiamento dei fondamenti del nostro assetto politico scritti nella Costituzione. La funzione sociale della memoria è tutta in questo racconto della nostra storia, che rinnova il ricordo del come sia accaduto che un' intera collettività ad un certo punto sia stata espropriata del proprio potere di rappresentanza e decisione. . |
| Ultimo aggiornamento Venerdì 12 Dicembre 2014 17:54 |