| =AGRICOLTURA DEL NUOVO SECOLO= |
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| Scritto da Redazione |
| Venerdì 18 Ottobre 2013 13:00 |
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“L’approvazione della Riforma Pac 2015-2020 ha catapultato il mondo agricolo europeo verso una sfida al cambiamento con minor sostegno pubblico e l’obbligo di migliorare la competitività globale delle aziende agricole, operazione possibile solo con imprenditori agricoli di elevata professionalità che, grazie all’assistenza di organizzazioni di mercato, siano capaci di concentrare l’offerta, valorizzare l’origine e contrastare fenomeni speculativi ”
di Giovanna Longo Crispo _______________________ E’ormai ben noto che è in atto un ritorno diffuso all’agricoltura, tra l’altro certificato dal Rapporto annuale del Ministero del Lavoro che, in un contesto di crollo del numero di addetti nel settore dell’industria e delle costruzioni ed arretramento in quello dei servizi, nel 2012 ha verificato in Italia un aumento del +2,4% dei rapporti di lavoro attivati in agricoltura che, aggiungendosi a quelli registrati nel 2011, portano a 1,4 milioni il numero di unità lavorative impiegate. Questo esercito di sentinelle del territorio risulta concentrato per i circa 2/3 nel Mezzogiorno confermando che l’agricoltura rappresenta una sorta di ammortizzatore, in grado di assorbire anche l’occupazione immigrata. Questo rinascimento porta, in termini relativi, ad un 13,5% di addetti, cifra a dir poco allarmante in una Nazione da considerarsi moderna in quanto, con l’avvento della meccanizzazione, cifre superiori al 4-5% di occupati nel settore primario ci avvicinano sempre di più ad un’economia da terzo mondo, ove la disoccupazione è assente solo perché l’intera popolazione è dedita all’autoconsumo delle produzioni agricole e sussiste il cosiddetto “circolo vizioso” della povertà, ovvero mancano nel contempo sia l’offerta che la domanda di beni e servizi. Pertanto, occorre non illudersi e precisare che sull’aumento di occupazione nel settore agricolo ha pesato la più grave recessione economica mondiale che si sia mai verificata dal 1930 ad oggi che ha fatto ritornare i giovani verso i più sicuri lidi familiari. Senza nulla togliere al ruolo insostituibile dell’agricoltura, ricordiamo che gli attuali esempi di successo nel settore sono di giovani che, grazie alle loro famiglie, sono proprietari del capitale fondiario, per cui il relativo costo d’uso viene inglobato nel profitto dell’impresa agricola, insieme a parte del costo del lavoro. E’ vero anche che le esportazioni agroalimentari non sono mai andate bene come in questi ultimi anni, tutto il mondo Un altro fattore di impatto, anche psicologico, è rappresentato dai fenomeni speculativi, in quanto nelle Borse mondiali gli investitori, per diversificare il rischio, decidono, sempre più di frequente, di detenere una parte del loro portafoglio in prodotti agricoli, utilizzando gli stessi strumenti finanziari per tutte le commodities. Il risultato finale è la creazione, a livello planetario, di mercati secondari (“futures”), dove è possibile scambiare contratti di fornitura di merci che non sono ancora state acquistate dagli agricoltori o, addirittura, non sono state ancora prodotte. La presenza di un mercato virtuale, dove l’effettiva disponibilità delle merci ha poca importanza, ha l’effetto di rendere i prezzi agricoli estremamente volatili e pressoché indipendenti dall’offerta reale, tanto che nell’annata in corso i primi sono scesi del 20%, rispetto all’anno precedente, anche per produzioni che si sono ridotte del 50%, a causa di avversità atmosferiche. Peraltro, la fondatezza di tale analisi è supportata dalla constatazione che la caduta dei prezzi si è verificata ben prima che fossero disponibili le produzioni di cereali del nord Europa e del nord America, con questo escludendo possa essersi trattato di un effetto diretto della maggior concorrenza indotta dalla globalizzazione del commercio, somigliando, piuttosto, alla strategia di chi preferisce esaurire le scorte in attesa di un possibile default degli Stati Uniti. A ciò bisogna aggiungere gli effetti della recente riforma della politica agricola che, dopo 50 anni in cui da stimolo alla produzione è passata a incentivo selettivo per taluni prodotti, sino a diventare politica di contenimento delle produzioni in zone svantaggiate agevolando conservazione dell’ambiente, sicurezza alimentare e multifunzionalità, ha ridotto il budget determinando una flessione degli importi per l’anno in corso, per effetto di un inizio di convergenza tra paesi membri, modulando il sostegno al reddito agricolo dell’Europa dei 15 (tra cui l’Italia) ai nuovi ingressi, destinatari fino ad oggi di ben più magri aiuti. A luglio scorso, l’approvazione della Riforma PAC 2015-2020 ha catapultato il mondo agricolo europeo verso una sfida al cambiamento con minor sostegno pubblico e l’obbligo di migliorare la competitività globale delle aziende agricole, operazione possibile solo disponendo di imprenditori agricoli dotati di elevata professionalità, pari o superiore a quella richiesta in altre attività economiche, e che, grazie all’assistenza di organizzazioni di mercato, siano capaci di concentrare l’offerta, valorizzare l’origine e contrastare fenomeni speculativi.
Se finora l’aumento della produzione agricola ha saputo fronteggiare la domanda, per alimentare una futura popolazione più ampia, ricca e urbana la produzione dovrà aumentare almeno del 70% con fortissimi vincoli legati oltre che alla ridotta disponibilità idrica, necessaria a reggere la crescita della popolazione, ai cambiamenti climatici e alla scarsità di terre coltivabili. Tutto ciò sembra praticamente irrealizzabile senza i necessari investimenti di capitali che si vorrebbero reperire soltanto nella riduzione del sostegno al reddito agricolo, con effetti che, a breve termine, potrebbero essere nefasti. Concludo rammentando che l’autonomia alimentare dell’Unione Europea è, e sarà sempre di più, una delle condizioni fondamentali della sua indipendenza. . |
| Ultimo aggiornamento Venerdì 18 Ottobre 2013 13:54 |